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“Sono solo in questa stanza blu. Penso a quanto ho combattuto fino ad ora; a cosa fosse giusto per me”

In una piazza gremita di gente Mahmood non è di certo solo. Ieri, 7 giugno 2019, in moltissimi sono accorsi nonostante la tarda ora (22.45) in Piazza Maggiore per travolgere di affetto, gratitudine e stima il vincitore del Festival di Sanremo 2019. Classe 1992, Mahmood ha anche rappresentato l’Italia all’Eurovision Song Contest, classificandosi secondo con uno scarto di 26 punti. Alessandro Mahmoud è a Bologna, ospite di  Luca Valtorta, in occasione di Repubblica delle Idee, la festa annuale di Repubblica. “C’è un’altra Italia”: questo il fil rouge di tutti gli eventi organizzati da Repubblica in questo caldo week-end bolognese. E se si parla di innovazione, modernità e rivoluzione creativa, Mahmood è sicuramente l’artista di riferimento in questo 2019: un anno che continua a sorprenderci per la voglia di fare e di sperimentare di alcuni giovani artisti emergenti.

“Un Italiano a Sanremo”: un titolo d’impatto, forse banale agli occhi dei più. Di sicuro cela la volontà di archiviare tutte le polemiche che hanno seguito la kermesse sanremese. E a proposito di Sanremo, Mahmood sale sul palco e poco prima dell’intervista regala al suo pubblico tre brani del suo repertorio  riarrangiati in una versione, a mio parere, minimale: “Dimentica”, “Asia Occidente” e “Soldi”.

Essenzialità: questa la parola chiave di un artista che di certo non verrà dimenticato.

Una voce potente che arriva dritta al cuore, ti scava dentro, raggiunge le tue ferite e le accarezza.

Particolarmente struggente “Dimentica”, brano con il quale Mahmood ha vinto il concorso Area Sanremo nel 2015, ed ha poi partecipato al Festival di Sanremo nella sezione giovani nel 2016.

Durante l’intervista il giovane artista milanese racconta degli impegni che lo vedranno protagonista nei prossimi mesi ed, in particolare, della promo al suo disco che farà in Svezia, Spagna, Francia e Polonia. Mahmood tiene anche a sottolineare l’importanza dei featuring che permettono alla musica di ogni artista di valicare i confini nazionali per raggiungere un pubblico più ampio ed internazionale. Ed ecco che racconta delle due nuove versioni di “Soldi”: la prima in collaborazione  con Isac Elliot; la seconda in collaborazione con Maikel Delacalle. Entrambe le collaborazioni sono nate prima dell’Eurovision Song Contest.

Siamo qui per fare la differenza, per far ciò che non è ancora stato fatto” chiosa Mahmood parlando della tradizione musicale italiana in rapporto alla musica degli ultimi anni. E quando gli vien chiesto a quale genere si sente di appartenere, Alessandro parla di MOROCCO-POP, insomma di qualcosa di veramente nuovo. Non manca, però, di citare alcuni grandi della musica italiana che rappresentano per lui dei punti di riferimento: Lucio Dalla, Lucio Battisti, Paolo Conte. Parla anche del forte legame che lo lega alla musica HIP-HOP e RAP; nonché delle numerose collaborazioni, in qualità di autore, con artisti del calibro di Marco Mengoni. Mahmood esprime, infine, il desiderio di poter, un giorno, collaborare con Frank Ocean.

A tutti i nostalgici che rimpiangono la musica della grande tradizione musicale italiana Alessandro consiglia di non chiudersi in una bolla e di ascoltare tutto, anche quei generi di cui a primo ascolto non riusciamo a cogliere la bellezza e le particolarità. Perché molto spesso anche la musica, proprio come noi, richiede tempo e pazienza per essere compresa.

Mahmood racconta anche della sua partecipazione al MIDEM di Cannes. In questa occasione l’artista lombardo ha avuto l’occasione di collaborare con un ragazzo di 17 anni molto abile al pianoforte con il quale ha scritto una “pezzo” in soli 10 minuti. Ha, inoltre, scritto un pezzo all’interno di una canzone di una cantante tedesca la quale ha talmente apprezzato da tradurlo in tedesco e chiedere a Mahmood di incidere il brano insieme.

Il ventiseienne ha, infine, parlato dell’Egitto; di quella terra che ha visitato soltanto due volte e nella quale vorrebbe tornare. Le poche cose che ricorda del paese natale del padre le ricorda benissimo: i profumi, i colori, i paesaggi. Si tratta di tatuaggi indelebili nei suoi occhi; tutt’oggi grande fonte d’ispirazione.