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L’amore è passione per l’aperto; l’amore è esperienza di libertà

Così Massimo Recalcati, psicoanalista, saggista e accademico italiano, ha iniziato il suo intervento in Piazza Santo Stefano, venerdì 7 giugno, in occasione di “Repubblica delle Idee 2019”.

L’amore, per Recalcati, implica una scelta libera. Eppure Freud non parla mai di libertà, bensì di prigione, di ripetizione senza libertà. L’amore umano è, infatti, per il fondatore della psicoanalisi, una mascheratura che cela l’amore per la madre. E’ un “imprigionamento immaginistico” che trasforma il “TU” nell’immagine ideale di se stessi. Dicendo “ti amo”, dunque, è come se dichiarassimo l’amore per noi stessi, come se volessimo essere gli amati. L’amore diventa così illusione. Per Freud l’amore è narcisistico; non esiste amore per l’altro, si tratta sempre e solo di amore per se stessi.

Recalcati parla, poi, dell’evento dell’incontro e lo descrive come un incanto che non può essere controllato, né preveduto. Infatti, più si va alla ricerca dell’incontro più quest’ultimo non avverrà. E’ necessario lasciarsi trovare dall’incontro, chiosa lo psicoanalista lombardo. Ma cos’è l’incontro? Per Massimo Recalcati è il momento esatto in cui lo scorrere del tempo viene fratturato. Inoltre, ad ognuno di noi viene data la possibilità di trasformare il caso di un incontro in un destino, in un “per sempre”. In realtà, però, nella vita di tutti i giorni, nulla conferma che sarà un per sempre. E’ infatti vero che la scommessa dell’amore implica l’eterno; ma è altresì vero che l’incanto dell’incontro può esaurirsi.

Massimo Recalcati ci tiene, successivamente, a sottolineare che l’incontro è sempre tra corpi, tra dettagli del corpo e mai tra anime. Ecco, infatti, che l’uomo a partire dal dettaglio, da un particolare del corpo, ama tutto del/la suo/a partner. Inoltre, riaprendo una breve parentesi sul concetto di “destino” egli afferma che l’amore è un destino soltanto se l’altro resta a noi, sempre, un po’ estraneo. Se l’altro diventa a noi familiare, infatti, afferma Recalcati, siamo spacciati. Definisce, quindi, l’incontro come esperienza del mondo che nasce una seconda volta sotto il segno della condivisione.

Citando Lacan, Recalcati afferma, infine, che “l’amore è sempre per il nome proprio”. Ciò significa che l’amato è amato solo nella sua singolarità irripetibile, per il suo nome proprio, irriproducibile, unico, insostituibile. “L’amore per il nome fissa piuttosto il desiderio, arresta la sua corsa infinita e inutile, lo lega a qualcosa – un nome particolare – che si presenta come il contrario di un pezzo seriale, come unico e insostituibile”.