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Me lo ricordo com’era negli anni ’90, durante Mani Pulite: c’era molta speranza, si vedeva la possibilità di uno stato nuovo, uno stato migliore. Sono tornata a vedere se quella speranza è ancora possibile.

Sono le parole di una signora in terza fila, incalzata da qualche nostra domanda.

Siamo nel foyer Rossini del Teatro Comunale di Bologna per il primo appuntamento di RiFestival 2019, il primo seguito in diretta anche da alcuni colleghi speaker. Il protagonista dell’evento di oggi è stato un personaggio di spicco di una fetta di cronaca che si sta facendo storia, quella Tangentopoli così controversa e così ispiratrice, ritornata alla ribalta in seguito alla serie made in Sky 1992: Gherardo Colombo. Ex magistrato e abile divulgatore, presidente di Garzanti Libri, Colombo nei primi anni ’90 ha fatto parte del pool di Milano presieduto da Antonio Di Pietro e buona parte della sua popolarità si deve a questo, oltre che alle celebri inchieste sulla P2. Si pensi che durante Mani Pulite il pool meneghino, ovvero la tripla Colombo – Davigo – Di Pietro, si attestò un apprezzamento nazionale superiore all’80%, la così detta “quota eroe”. Insomma, davanti a noi abbiamo una figura assai carica di storia.

Oggi però Colombo sembra voler fare “solo” il giurista, lasciando perdere la sua storia e andando a discutere direttamente con il pubblico i significati del potere, della legge e dello Stato. Da programma dovrebbe essere una lectio magistralis, ma non si può nemmeno categorizzare questo incontro in tal modo.

L’ex magistrato è una rockstar: si prende il palco nella sua interezza e si lamenta di dover utilizzare il microfono con il filo, accusa gli organizzatori di averlo messo alla catena. Vieni fuori tutta la sua indole divulgativa, mischiata però ad un essere pungente e senza peli sulla lingua. È anche un po’ provocatore con gli studenti, in particolare quelli di Giurisprudenza e non ha il minimo riguardo a dirsi contrario ad un’idea esposta.

Nell’ora e mezza di discussione, perennemente impegnato anche a tener d’occhio il ritardo del suo treno, Colombo accompagna il pubblico e si fa accompagnare, mantenendo come filo conduttore la Costituzione e lo stacco tra le parole e la loro applicazione. Quest’ultimo elemento, ovvero il lato concreto e applicativo delle cose, gli è particolarmente chiaro, tanto da richiamare alla necessità di “tornare con i piedi per terra”, soprattutto nei luoghi di studio come l’università.

Basta concezioni premoderne, basta masturbazioni teoriche: c’è bisogno di comprendere come non esista lo stato al di fuori del nostro stare insieme e di conseguenza come non si possa pretendere dallo stato nulla di diverso nel momento in cui i nostri comportamenti perpetrano nell’ingiusto tanto comodo. Il suo è un richiamo ad una legge che è già presente, la quale però non è accompagnata da una coscienza civica necessaria alla sua applicazione. Il suo è un richiamo all’esserci, indirizzato in particolare a noi giovani.

Lui, ormai, quello che poteva fare ha fatto. “Bye Bye”.

Podcast dell’intervento di Gherardo Colombo: https://radio1088.it/shows/radio-1088s-shows/

Programma del RiFestival: https://www.rifestival.it/programma/