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Dov’è finita la sinistra – Con Gianni Cuperlo

Nel dibattito pubblico odierno, spesso e volentieri si fa riferimento alla crisi che sta attraversando la sinistra nel nostro Paese e più in generale in Europa, basti pensare alle continue critiche rivolte al Partito Democratico, in particolare alla figura di Matteo Renzi, come alla figura di Emmanuel Macron in Francia.

Questa tematica, rilevante per la sua importanza storica, è stata affrontata durante lo svolgimento del RiFestival, Culture in Rete , un evento che coprirà le date dell’11- 12 – 13 e 14 aprile, organizzato dagli studenti universitari di Bologna per discutere dei principali temi e problematiche che caratterizzano la società odierna. Per affrontare e comprendere questo importante passaggio storico è stato invitato a discuterne Gianni Cuperlo, deputato del Partito Democratico dal 2013 al 2018 e attualmente membro della Direzione Nazionale del partito. Dopo una breve introduzione, nella quale Cuperlo ricordava la sua militanza nel PCI e gli studi universitari bolognesi, si è cercato di dare una linea guida delle diverse cause inerenti alla deriva che sta inasprendo sempre di più il dibattito a sinistra, concentrandosi anche sulle attuali condizioni in cui riversano Francia e Grecia.

L’ex parlamentare del PD ha poi voluto mettere l’accento sull’attuale situazione in cui si trova l’Italia, nella quale la mobilità dell’offerta elettorale è diventata la spinta propulsiva per la ricerca dei consensi, mostrando uno scenario caratterizzato da un cambiamento nell’intenzione di voto degli elettori, che vede uno slittamento della fiducia verso il M5S e la Lega.

Allo stesso tempo però Cuperlo sostiene, tenendo conto anche della crescita che sta avendo il PD al momento, che Zingaretti è la persona adatta a guidare il partito, perché: “È una persona matura e con esperienza, con un passato da amministratore, capace di guidare il partito”.

Nella seconda parte dell’incontro il dibattito si è incentrato sulle attribuzioni delle responsabilità della sinistra nel non essere stata in grado di fronteggiare il problema. L’ex deputato ha denominato l’attuale fase che sta attraversando la sinistra come un periodo di “luci ed ombre”, ammettendo la sconfitta culturale, che mette la sinistra in una situazione in cui la propria politica soffre un approccio subalterno nei confronti di altri partiti, specialmente  dopo la crisi del 2008 che – dice – Ha visto la sinistra e l’Europa impreparate ad affrontare una situazionein cui l’impoverimento della middle class in USA ha avuto ripercussioni su tutto l’Occidente”.

La parte finale della conferenza è stata dedicata alle domande del pubblico e dopo aver seguito con attenzione la discussione, ho colto l’occasione per fare una domanda all’ex deputato:

Nel periodo che stiamo attraversando è cambiato profondamente il rapporto fra gli individui all’interno della società, una delle caratteristiche della sinistra è sempre stata quella di far ragionare l’individuo sul proprio ruolo nella società, sul proprio rapporto con gli altri individui e su cosa può fare per il proprio Paese. Adesso, questo modo di pensare non appartiene a quasi nessuno di noi, ciò può essere ricollegato ad una mancanza del Partito Democratico nell’adempiere a questa funzione e può essere, magari, il simbolo di un esaurimento della funzione storica del PD?

Cuperlo, prontamente risponde:

Spero proprio di no! Ciò nonostante il Partito Democratico non è stato in grado di gestire questo mutamento della dimensione della socialità, caratterizzato da una banalizzazione delle relazioni interpersonali che ha portato ad un più rapida metabolizzazione dei fenomeni sociali. In questo senso, il Partito deve riuscire, attraverso un’etica pubblica condivisa, a dettare nuovamente i termini del dibattito pubblico.”

 

La Sinistra e la Scintilla – Con Giuseppe Provenzano

Se invece si vuole guardare al problema attraverso un’ottica egualmente critica ma più distaccata, è uscito da poco nelle librerie La Sinistra e la Scintilla, il nuovo libro di Giuseppe Provenzano, economista e vice direttore di Svimez (Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno).

La presentazione del libro è avvenuta nel pomeriggio, presso la libreria Feltrinelli, in Piazza di Porta Ravegnana, in un incontro dove ha visto la partecipazione di Emanuele Felice (Professore di Economia Politica presso l’Università Gabriele d’Annunzio di Chieti-Pescara), Matteo Lepore (Assessore alla Cultura di Bologna), Vincenzo Colla (Segretario Confederale Cgil) e Stefania Gasparini (Presidente del PD Provinciale di Modena).

La presentazione si è aperta introducendo il carattere politico del libro, analizzando la contrapposizione fra èlite e popolo e le modalità di amministrazione del Partito Democratico nel Mezzogiorno. Anche in questa occasione i protagonisti del dibattito hanno condiviso la tesi secondo la quale il PD non sia stato in grado di leggere gli avvenimenti, ciò trova il suo fondamento nelle circostanze in cui il partito stesso ha avuto origine. Il Partito Democratico infatti, è nato sulla scia di un’incomprensione, fra chi era reduce da esperienze politiche in partiti di sinistra precedenti alla sua nascita ma che cercava di andare incontro alle esigenze dei cittadini.

La parola viene poi data all’autore. Provenzano sostiene di aver scritto un libro di “battaglia politica”, dove si analizzano le ultime stagioni governative della sinistra, il malessere sociale e la mancanza di pensiero critico che è la sua asse portante. La seconda parte del libro tratta il ruolo dei giovani e il loro allontanamento da questa frangia politica criticando il suo ruolo in Europa e criticando l’Europa stessa. In ultima battuta, l’autore insiste su come si debba costruire un’idea alternativa, quale reazione spontanea di ogni politica, recuperando l’idea di socialismo che deve essere alla base del pensiero democratico.

La sinistra odierna ha adottato un approccio troppo individualistico, deve concentrarsi sulle diseguaglianze economiche, di genere e sul piano razziale, attraverso la scuola e puntando quindi a migliorare l’istruzione. Bisogna recuperare l’idea socialista democratica fondante della Sinistra per riempire quel vuoto politico attuale, attraverso una nuova mediazione fra capitale e lavoro in Europa analizzando le concentrazioni di ricchezze e adottando una più efficiente redistribuzione per limitare la crisi democratica, ma soprattutto risolvendo i problemi del Sud, che più di tutti sono decisivi nel bloccare il nostro Paese.