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Partiamo da un presupposto necessario che potrebbe risultare un po’ eccessivo: Salmo è un genio ed è l’artista rap più completo e versatile presente oggi nel panorama e non solo.

Dopo aver sganciato la Little Boy odierna, tentiamo di spiegarvi perché Playlist è l’ultima affermazione dello strapotere del rapper sardo.

I più avvezzi tra voi al genere horror avranno sicuramente notato il riferimento neanche troppo velato al film di Ruggero Deodato Cannibal Holocaust, caposaldo del genere horror degli anni ’80 (una delle opere preferite da Quentin Tarantino, tra l’altro). Questo perché Playlist sta cannibalizzando nel vero senso della parola la scena musicale del nostro paese, registrando il record di lancio per un album su Spotify Italia.

Per lanciare il suo nuovo lavoro Maurizio Pisciottu ha dato davvero fondo al suo repertorio scenografico e teatrale. Nei giorni precedenti all’uscita dell’album ha aperto infatti un canale omonimo su Pornhub, in cui è apparsa la nota pornostar Vittoria Risi e che ha raggiunto 6 milioni di visualizzazioni.

Non solo questo però, ha anche aperto un dissing con Salvini diventato ormai di dominio pubblico, invitando i propri fans e non solo a bruciare le sue magliette e i suoi CD qualora fossero dalla parte del vicepremier. Dulcis in fundo, come ultima provocazione si è proposto di rompere a mano i CD di coloro che avessero ordinato il disco su Amazon.

Insomma, il rapper sardo non si propone mai come esponente del politically correct.

Parlavamo dell’ecletticità di Salmo poco fa. In un’epoca nella quale si tende sempre più a specializzarsi, il nativo di Olbia stupisce costantemente per la sua capacità di innovarsi e di mischiare con sapienza stili diversi, il che costituisce da sempre il suo punto di forza. Anche in questo ultimo lavoro troviamo motivi che spaziano dall’hard rock all’heavy metal, per arrivare all’elettronica e all’hardcore, che forse è lo stile che lo ha sempre caratterizzato meglio. L’immenso patrimonio musicale di Salmo, la cura certosina per la parte video dei suoi album, le sue rime mai banali e mai fine a sé stesse mandano i suoi ascoltatori costantemente in brodo di giuggiole.

La popolarità del rapper sardo è sempre più in ascesa, in questo senso è interessante notare come la copertina di “Playlist” sia stata presa da un disegno inviatogli da un bambino, segno che ormai i suoi fans non hanno più un’età precisa.

Una delle tematiche impossibili da ignorare ascoltando le tredici tracce che compongono questo album, è il fatto che Salmo si proponga come un moderno aedo che ha come prerogativa quella di narrare l’incertezza del tempo in cui viviamo. Dopo questa overture un po’ sibillina, cerchiamo di fare un po’ di chiarezza, e quale modo migliore se non quello di proporre degli esempi concreti?

I primi due pezzi sembrano essere come il cacio sui maccheroni in questo caso. 90MIN è il brano che apre l’album, il titolo è un chiaro riferimento ai novanta minuti di applausi come quelli meritati dal povero Ugo Fantozzi per aver definito La corazzata Potemkin “una cagata pazzesca”. Il personaggio interpretato da Paolo Villaggio è sempre stato la personificazione della condizione del cittadino sfruttato dalla crudeltà e assenza di scrupoli delle classi politiche e dirigenziali.

Ecco, in questa canzone, l’artista desidera mettere alla berlina proprio gli atteggiamenti più incoerenti e i luoghi comuni tipici del nostro paese. “Scuole alle suore, squadra del cuore, giuro l’adò…senza lavò…”. Poche righe, concetti grandi come case.

Con STAI ZITTO, invece Salmo cavalca l’onda e si scaglia contro la debolezza e l’ipocrisia della popolazione, incapace di reagire ai soprusi subiti dai potenti, ma che anzi sembra compiacersi nel proprio limbo ovattato, nonostante l’apparente insofferenza per tutto ciò che di sbagliato gli succede attorno. Degno di nota in questo brano Fabri Fibra apparso in forma smagliate nel featuring.

Chiude l’album una vera e propria perla come LUNEDÌ, un pezzo molto introspettivo dalle tonalità lente e sognanti, ennesima dimostrazione delle proprietà multitasking del nativo di Olbia. Canzone, questa, che non doveva neanche stare nell’album e che aveva scritto durante un periodo decisamente no della sua vita. L’aveva archiviato ma poi agli amici a cui l’ha fatto ascoltare è piaciuto così tanto che ci ha ripensato e l’ha inserito alla fine del disco.

Ci siamo dilungati come di consueto, ma per un album di tale caratura non si può di certo adottare uno stile twitteriano che non gli renderebbe giustizia. Un’opera per palati fini che certifica ancora una volta e ancora di più la maturità artistica Salmo e lo proietta nell’Empireo del rap di casa nostra.

Fate una cosa, “state zitti” e volate a sentirvi “Playlist”. Non ne rimarrete delusi, parola di scout.

 

Passo e chiudo