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Mia madre prepara la cena cantando Sanremo/carezza la testa a mio padre gli dice: «Vedrai che ce la faremo»

Ligabue, Per Sempre

 

Quello che si è visto ieri sera su Rai 1 è un Sanremo impaurito, che sente il peso di dover replicare un successo di ascolti fatto registrare l’anno scorso. Questo va a scapito di una conduzione scarna e poco incisiva che rasenta il nulla di fatto.

I due grandi della risata italiana di oggi, Virginia Raffaele e Claudio Bisio, soffocati dall’impianto troppo abbottonato della serata. A farci ridere restano le freddure di Baglioni e l’omaggio, con Claudio Santamaria, al Quartetto Cetra – massacrato dalla critica del giorno dopo. Prima serata: passabile. Con la speranza che i due conduttori riescano a lasciare la loro impronta nel resto della settimana, senza più schierarsi a tutti i costi in difesa del direttore artistico. Baglioni si difende benissimo da solo.

Spostandoci sulla parte musicale, ci riserviamo di recensire qui i degni di nota – sia in positivo che in negativo. Useremo lo stesso schema di colori del voto del festival: blu per gli approvati, rosso per i sassati e giallo per le controversie tra i vostri recensori.

Il Volo Rosso come il latte, bianco come il sangue. La simpatia per loro non c’era mai stata, ma la serata di ieri denota il loro essere pretenziosi da tutto fumo e niente arrosto.

Arisa Blu azzurrino. Non si scosta molto dalle sue performance precedenti a Sanremo. Spicca fra le quote rosa del festival per ritmo e testo. Tra le poche a cantare, per niente scontato.

Patty Pravo e Briga Rosso imbarazzante. Prima di ieri il trash pareva non avere età. Patty ha dimostrato che a tutto c’è un limite.

Nino D’Angelo & Livio Cori Rosso pompeiano. Tra il fonico in ferie e le voci lasciate in camerino il loro pezzo, nemmeno fra i peggiori, si traduce in un’esibizione che non ha né capo né coda.

The Zen Circus Blu marina di Pisa. Mantengono il carattere tipico Zen Circus, lasciando da parte la struttura canonica del pop italiano. Hanno qualcosa da dire e la musicalità cattura. Forse non al loro meglio, ma avercene al festival di gente così.

Daniele Silvestri Blu vivo. Premiato il suo cambio di tematica e di sonorità. Una prova vocale non eccezionale ma degna di nota l’esibizione, impreziosito dal rap di Rancore.

Boomdabash Rosso Caporetto. Incredibile come dietro al loro pezzo ci sia più di una testa. Scritto per Radio Di Chi Odia La Radio. Il punto più basso della serata di ieri. Una petizione per cambiare il titolo alla loro hit in Questa sera vi diciamo NO.

Loredana Bertè Rosso maglione della nonna. Ne parliamo con tenerezza, ma ci starebbe un richiamo ai commenti a Patty Pravo e Boomdabash. Grazie per l’estate 2018, poteva bastare così.

Enrico Nigiotti Blu cacciucco. Per ora è la sorpresa di questo festival. Una bella storia dal sapore nostalgico che reinventa all’italiana il concetto di ambizione. Mi manca la Livorno che sai raccontare. A noi anche.

Motta Giallo cucciolone. Ha il merito di non cadere nella banalità. Piace o non piace, con la sua canzone dalla sonorità particolarmente radiofonica. Pecca nell’esibizione, ma può arrivare al blu entro sabato.

Ultimo Giallo limone. Aspro. Al momento lo premiano le classifiche di iTunes e YouTube. Tra noi due c’è chi lo trova insopportabile e chi lo premia per l’impegno. Non sarà ultimo di nome e di fatto, e un po’ lo merita.

Achille Lauro Giallo pisciata controvento. È stato una spaccatura totale, sia fra noi che con gli amici sul divano. Voti dallo zero al dieci per una divertente gridata nel microfono. Lo spettacolo sul palco è stato brutto, quel brutto dal gusto trash. De gustibus.

Simone Cristicchi Blu intenso. Un applauso al vero professionista di questo festival. Canta alla grande. Brano non particolarmente originale ma pulito e con un grande apparato musicale. È forse l’unico a rispettare quell’idea di festival dell’armonia promosso dal direttor Baglioni. Bravo.

L’auditel parla di uno share in calo rispetto al 2018: 10.086.000 quest’anno e 11.603.000 l’anno scorso, ovvero il 49,5% contro il 52,1%. Senza infamia e senza lode, questi dati si inseriscono nella media alta degli ascolti degli ultimi vent’anni. Il giudizio resta aperto e ci sono ancora molte serate davanti a noi. Con l’augurio di vedere un crescendo nelle performance di conduttori e artisti, vi auguriamo una buona settimana con il Super Bowl italiano.

 

Articolo scritto a quattro mani da Michele Danesi e Michele Sabbadini