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Partiamo da un assunto: quella di ieri è stata nettamente la migliore serata andata in onda fino ad ora e difficilmente sarà replicabile. La speranza, però, è l’ultima a morire.

Quello che si è visto sul palco dell’Ariston, nella tradizionale notte dei duetti, è stato uno show ricco e ben congegnato, sempre sostenuto da una gara in cui le esibizioni hanno alzato qualitativamente l’asticella in quasi tutti i casi.

È anche probabile che questo successo sia dovuto ad un arretramento del direttore artistico Claudio Baglioni, meno presente sia negli sketch sia nelle esibizioni in solitudine o con gli ospiti. Sia chiaro, a Baglioni si vuole bene, ma Sanremo non può essere monopolizzato da nessuno, altrimenti proprio non funziona.

Ma entriamo nel vivo parlando un po’ delle performance (ndr. mentre scrivo sta passando Mahmood nella radio accesa al mio fianco, quindi un po’ scrivo e un po’ ballo).

Utilizzerò lo stesso metro dell’articolo sulla prima serata, ovvero cito solo i degni di nota in positivo e in negativo utilizzando i colori di questo Festival. Rosso per i sassati, blu per gli encomi e giallo per i border line. Stavolta però mi diverto di più perché Michele non c’è, AH-AH.

 

 

Mahmood, BLU Telegram

Ne approfitto dell’imbeccata radiofonica per premiare uno degli esclusi dalla prima pagella. Il giovane milanese, già vincitore di Sanremo Giovani, manda messaggi in modo forte e chiaro, senza paura e con tutta la libertà di chi è già fortunato ad essere lì. Il suo pezzo è destinato all’olimpo delle hit e ieri sera il suo ospite Gué Pequeno si è anche concesso una frecciata ad Achille Lauro. Tutti in piedi sul divano.

 

Motta, GIALLO Mi dispiace

Il pezzo assume senso dopo qualche ascolto, quindi un poco rivalutato. Resta la necessità di apprezzare lui e un duetto con Nada che non ha certo giovato. A lui, inspiegabilmente, il premio come Miglior Duetto 2019 assegnato dalla giuria VIP (Ozpetek, Pagani, Severgnini, Bastianich, …). Abbastanza immeritato, ma lo sono anche i fischi alla consegna del riconoscimento.

 

BoomdabashNino D’Angelo&Livio Cori, ROSSO pummarola

Unisco i due pezzi peggiori di questo Festival, incredibilmente devastati da duetti senza capo né coda. Rocco Hunt e i Sottotono affossano ciò che non sembrava poter essere affossato ulteriormente, complimenti per l’impresa.

 

Daniele Silvestri, BLU Stravivo

Il pezzo già era stato approvato, ma ieri sera con Manuel Agnelli e Rancore il cantautore romano ha confezionato un gioiellino musicalmente eclettico e radente la perfezione. Standing ovation personale.

 

Achille Lauro, GIALLO Platino

Esplosiva la presenza di Morgan per una pagina storica della televisione italiana. E’ trash allo stato puro, gridato nel microfono, sfacciato come deve essere. Blu non lo sarà mai, ma il loro è un giallo davvero prezioso.

 

Simone Cristicchi, BLU Sanremo

Il suo è un pezzo sanremese, però nella sua accezione più positiva. Cristicchi quest’anno continua a distinguersi per professionalità e intensità, non sarebbe una sorpresa vederlo sul podio stasera. La presenza di Ermal Meta, ormai sanremese di razza (per quanto personalmente non lo ami), non può che impreziosire il tutto.

 

Patty Pravo & Briga, ROSSO Per fortuna è quasi finita

Dispiace per l’ospite Caccamo, l’unico a cantare davvero tra i tre. Il pezzo resta affossato da una coppia probabilmente finita sul palco con la convinzione di essere al Raduno Equestre del Monte Amiata.

 

The Zen Circus, BLU Forte dei Marmi

Riarrangiano il pezzo per inserire alla grande Brunori SAS. La canzone già era splendida, ieri sera lo è stata forse ancora di più. Non vinceranno, perché sono un po’ la Malika Ayane (amore mio) di quest’anno, però un grande applauso lo meritano, perché quel palco non li ha triturati bensì rilanciati.

 

Ultimo, GIALLO Rosso

Non posso metterlo nel rosso purtroppo, perché probabilmente questo festival lo vince. Però il suo pezzo, già non apprezzato dal sottoscritto, ieri sera ha avuto tutta quella ridondanza data dall’eccessivo Fabrizio Moro. Cantare e gridare sono cose diverse

 

Irama, BLU Amici

Non citato nel primo pagellone, dopo la terza serata e quella di ieri una nota la merita sicuramente. Il video ufficiale della canzone è primo in tendenza su YouTube, con più di 2 milioni di visualizzazioni. Può vincere, anche meritatamente se si pensa in ottica Festival e alla trasformazione che ha avuto rispetto alla scorsa estate. E poi canta e lo fa bene, come sempre fattore non proprio scontato. Nemmeno una Noemi un po’ sottotono lo danneggia, bravo.

 

Arisa, BLU Union Jack

10 e lode a lei. Mai mi sarei aspettato di scriverlo. Il duetto con Tony Hadley, gigante del pop anni ’80 negli Spandau Ballet, è una vera bomba. I Kataklò alle loro spalle mettono in scena un grande spettacolo di corpi e movimenti, mentre i due navigati cantanti rendono ancora più affascinante un pezzo già approvatissimo. In più, Hadley canta anche in italiano. Pura emozione. Bravissimi.

 

Altro bel momento della serata di ieri è stato il monologo di Bisio ispirato a Father and son di Michele Serra, autore de Gli sdraiati, testo su cui aveva già recitato nell’adattamento cinematografico firmato Francesca Archibugi. E’ venuto fuori l’attore, quello capace di stare sul palco con giganti come Dario Fo. Un sincero applauso da parte mia.

Stasera l’attesissima finale, per un Festival che ha ancora tanto da dire per sorprendere e divertire. Quest’anno mancano la super hit e il vincitore annunciato e questo rende tutto più ghiotto. Staremo a vedere.