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Consiglio di lettura: sottofondo con Rossetto e Cioccolato di Ornella Vanoni

https://www.youtube.com/watch?v=afJfut_eHL0

Tempi duri per nostro Signore Gesù Cristo: lo Stato vuole il bonifico per gli arretrati dell’ICI e i progetti di sua madre trovano l’opposizione di documenti catastali e progetti alla Calatrava. Sia chiaro, tutto è meglio dei progetti alla Calatrava, quindi qualsiasi cosa contrasti quel tipo di architettura è davvero una benedizione. Anzi, una grazia. Però, per Lucia, forse questa grazia è un po’ eccessiva. Ed ecco il titolo del film di oggi.

Troppa grazia di Gianni Zanasi, commedia italiana presentata a Cannes, dove ha ricevuto la nomina di “Miglior film europeo”. Non vi eccitate: Cannes negli ultimi due anni ha dato la Palma d’Oro allo svedese The Square di Ruben Ostlund e il giapponese Un affare di famiglia di Hirozaku Kore’eda, probabilmente i due più brutti film visti dal sottoscritto ultimamente. Quindi, direi che i verdetti di Cannes è meglio prenderli con le pinze, o addirittura dimenticarli e lasciare ai film la possibilità di piacere, elemento che pare diventato superfluo in Costa Azzurra. In questo caso, si fa palese come gli svedesi siano ottimi per i mobili e i giapponesi maestri per gli udon, mentre per il cinema è meglio affidarsi ancora ai nostrani.

Sono come mia madre: uso gli stereotipi. Si fa prima!

George Clooney in Up in the Air .


 

Il film di Zanasi è un po’ come un pezzo indie (parlando di eccellenze italiane): non è sempre chiarissimo cosa voglia dire e sicuramente non è perfetto, però per la radio va benissimo. E in sala ci si diverte, azzardando ogni tanto qualche pensiero un po’ più complesso e lavori di critica da bar. A me è piaciuto, perché apprezzo i lavori sinceri e originali, ma soprattutto perché sono un sostenitore di chi lavora con coraggio, perché questo non è né scontato né semplice. Il coraggio si vede nella trama: la buona geometra Lucia, interpretata da Alba Rohrwacher (d’ora in poi, per comodità, mi limiterò a chiamarla per nome, anche se è un vero peccato che la donna del momento del cinema italiano abbia un cognome impronunciabile non solo per le casalinghe di Voghera), ritornata sugli schermi dopo l’interessante esperienza registica di Lazzaro felice, ha la sfiga di essere la prescelta per le apparizioni di una Madonna tutt’altro che tenera, anzi….direi proprio str**a.

Sia chiaro: non è bestemmia perché Michele Sabbadini non bestemmia, è solo una presa d’atto. E se uso il volgare è perché anche questo è parte di un film carico di quella comicità del paradossale, talvolta vicina alla sottigliezza della comicità alla francese, ma alla fine sempre declinata prepotentemente all’italiana.

La prova attoriale di Alba è all’altezza della sua fama, seguita da un’interessante interpretazione della giovane Rosa Vannucci, nel ruolo della figlia. Gli altri due nomi di cartello sono Elio Germano (Suburra, Il giovane favoloso, Mio fratello è figlio unico) e Giuseppe Battiston (Perfetti sconosciuti, Si può fare, Chiedimi se sono felice), ovvero due dei migliori attori attivi in Italia oggi: una garanzia.

Troppa grazia non è un capolavoro. E non è nemmeno il miglior film europeo, posso esserne quasi sicuro. Però fa ridere, il che è tutto fuorché scontato.

È una commedia che rispetta il suo genere, donando anche quella spinta di ambizione che non fa mai male. Penso me ne ricorderò, con le sue battute e i suoi personaggi, anche se non proprio tutte le parti del suo racconto sono limpide nella mia mente.

Inoltre, apprezzo la forte componente legata al vivere comune e alle opere (per usare un termine sia biblico sia renziano) per la comunità, la visione del futuro e nella sua semplicità anche una certa idea della vita, in cui non sempre le cose capitano al momento giusto e le richieste che ci sopraggiungono da essa possono essere le più astruse.

Pensate voi di dover fermare un cantiere milionario abusivo perché la Madonna ha detto che lì ci va una Chiesa. Come commenta la stessa Lucia: “Fammi capire: qui non ci si può costruire niente, ma una Chiesa sì?”. A quanto pare, vista la concorrenza spietata, per le grandi opere servono davvero degli agganci in alto.

Il finale (tranquilli, nessuno spoiler) credo poi suggerisca di azzardare una proiezione speciale a Lourdes, un posto adatto non tanto per i bei film (come Cannes, d’altronde) ma per i veri e propri film della Madonna.

E con la battutaccia, passo e chiudo.