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Le manifestazioni salva-pianeta di venerdì 15 marzo che, sull’onda dello slogan #fridaysforfuture, hanno riempito le principali piazze italiane toccando quota 1 milione di persone.

Questo movimento è partito dall’ iniziativa di una piccola grande donna di 15 anni, Greta Thunberg, già candidata al premio Nobel per la pace, che ha deciso di piantarsi di fronte al Parlamento svedese e protestare pacificamente, rammentando alla classe dirigente cosmopolita i danni causati dalla scelleratezza dell’uomo, capace di subordinare il destino della Nostra Terra al mero interesse economico.  Queste iniziative sono l’emblema di come questo avvenimento, non sia l’ennesima occasione per  “ perdere una mattinata di scuola per andare alla manifestazione ”, ma piuttosto la presa di posizione delle nuove generazioni, capaci di far presente come la loro autodeterminazione sia una realtà ben radicata ormai, in grado soprattutto di riunire sotto il proprio grido di protesta insegnanti, genitori, anziani e tutti coloro che avvertono la minaccia incombente delle conseguenze che il cambiamento climatico, inevitabilmente, scatenerà sul nostro Pianeta.

 

« I politici conoscono la verità sul cambiamento climatico e ciononostante hanno ceduto il nostro futuro agli approfittatori, il cui desiderio di denaro veloce minaccia la nostra esistenza »

 

Quanto è avvenuto dopo è senza precedenti: una mobilitazione in massa, consapevole, concreta, organizzata, ma soprattutto giovane! Non si può non notare come i manifestanti siano ragazzi, soprattutto del liceo oltre che dell’università, ma anche delle scuole medie. È doveroso porre l’accento su come  i giovani d’oggi  abbiano una coscienza ben costruita sulla natura del problema, sugli effetti e sull’importanza di un’azione collettiva mirata per affrontare la situazione.

 

« Abbiamo assistito a trattative lunghe anni per accordi sul clima miseri, abbiamo visto imprese a cui è stata dato il via libera per scavare la nostra terra, trivellare sotto il nostro suolo e per i loro profitti bruciare il nostro futuro »

 

I ragazzi intervistati prontamente citano dati e fonti, contestualizzano, riconoscendo cause e attribuendo responsabilità e riflettono sulle possibili strategie da adottare per fronteggiare la minaccia climatica.  Gli avvenimenti che si sono susseguiti venerdì, sono ritenuti dalla maggior parte dell’opinione pubblica come fatti dotati di un significato profondo e radicale nel cambiamento delle percezioni che noi giovani stiamo maturando, tanto da toccare con mano l’importanza del momento storico che stiamo vivendo.

 

« Non vogliamo le vostre speranze, vogliamo che vi uniate a noi » – ha scritto la giovane attivista in occasione della prima manifestazione.

 

Le manifestazioni hanno anche trovato l’approvazione del Parlamento Europeo, spingendo gli europarlamentari a chiedere espressamente a tutti i governi nazionali, regionali, locali e anche all’Unione Europea, di non superare il limite climatico di 1,5 gradi. Nella seduta in Parlamento di ieri, i deputati  hanno presentato le loro proposte sulla manovra per ridurre le emissioni contro i cambiamenti climatici. Con 369 voti favorevoli, 116 voti contrari e 40 astensioni,  la Commissione approva una risoluzione non vincolante. I deputati sostengono la Commissione Europea nel promuovere  due possibili percorsi compatibili con l’obiettivo di raggiungere, entro il 2050, l’azzeramento delle emissioni nette di gas a effetto serra, in relazione soprattutto agli impegni dell’Unione nel quadro dell’accordo di Parigi sul clima.

Adesso i giovani sono i veri protagonisti di una fase, di un cambiamento epocale  che vede le coscienze mobilitarsi, riunirsi e pensare su come cambiare il mondo. Volenterosi nel prendere la responsabilità di vivere per davvero come “cittadini del Mondo”pensando al benessere del pianeta e delle future generazioni, evitando guerre e conflitti.

Tutto ciò ha avuto inizio grazie all’iniziativa di una semplice ragazzina di 16 anni. 16.

 

La #Trashtag Challenge 

 

Bisogna inoltre parlare di come i social possano davvero fare qualcosa di buono e di più concreto se sfruttati nel giusto modo. Ne sa qualcosa il #Trashtag Challenge, partito come un semplice “gioco” che l’ha poi visto tramutarsi in una delle sfide più grandi che il nostro Pianeta sta affrontando, grazie soprattutto all’intervento dell’uomo. Partecipare è semplice: bisogna innanzitutto scattare una foto di un’area inquinata, per poi pubblicarne un’altra dove si mostra la stessa area pulita, libera dai rifiuti,  dove (si spera) il suddetto fotografo abbia provveduto a liberare dall’immondizia.

In media, ogni anno vengono prodotte 1.3 miliardi di tonnellate di rifiuti e solo dalle 250 alle 370 milioni di tonnellate finiscono nei centri di smaltimento di rifiuti, mentre il resto finisce nell’oceano,  l’80% circa delle quali si deposita poi sulle spiagge. La faccenda acquista ancora più significato se si pensa che nel 2025 le tonnellate di rifiuti andranno a moltiplicarsi.

Per questa ragione è stato lanciato l’hashtag,  per responsabilizzare l’uomo sulla salvaguardia della nostra Terra e cercare di fargli capire come “bisogna prendersi cura delle proprie cose” evitando magari di lamentarsi, se d’estate siamo impossibilitati nel farci un bagno perché le rive sono piene di rifiuti, o perché le strade sono piene di immondizia.

Bisogna porre l’accento sul fatto che per vedere finalmente un’azione civile nel prendere di petto la situazione ed intervenire sul problema, secondo i famosi valori insegnati durante l’ora di educazione civica a scuola, l’uomo ha dovuto aspettare che arrivassero gli anni duemila, che arrivasse la tecnologia, Facebook, Instagram e gli hashtag. Tutto come se fosse un gioco. Come con i bambini. È un caso che le manifestazioni che stanno facendo il giro del mondo siano partite da una ragazza così giovane? Io credo di no.