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di Carolina Sansone

“Che cosa faresti se potessi passare un giorno ancora con una persona amata e perduta per sempre?” Charley Benedetto adorava suo padre e vive nella sua ombra fino al giorno in cui questi, all’improvviso, abbandona la famiglia. Charley è costretto a rivolgersi alla madre, una donna dolce e coraggiosa, che nonostante la rabbia del figlio è riuscita a crescerlo da sola.

Ora Charley è adulto ed è un uomo distrutto dall’alcool e dal dolore; ha perso il lavoro, ha abbandonato sua moglie e tocca il fondo quando scopre che sua figlia non lo ha neanche invitato al suo matrimonio. Decide, così, di farla finita e durante la notte prende la macchina e si mette in viaggio per tornare nella cittadina in cui è nato. Fallendo nuovamente, torna alla sua vecchia casa e vi trova la madre, morta otto anni prima, ad accoglierlo come nulla fosse.

“Ho cominciato a vacillare circa dieci anni fa, il giorno della morte di mia madre. Avrei dovuto esserci, quando è morta. Invece non ero là. […] Un giorno può trasformarti la vita.”

Dopo aver iniziato con queste parole, il protagonista con un flashback fa vivere al lettore uno dei momenti più dolorosi della sua vita. Perché, senza più la madre, cadono tutte quelle certezze che lo avevano indotto a credere di essere contento di sé stesso. Da questo momento in poi, la sua vita sembra entrare in un vortice che lo condurrà inesorabilmente verso la fine. Inizierà a bere sempre più, fino a costargli per tre volte il licenziamento. Poi l’abbandono della famiglia. Charley si sente sempre più solo e così decide di farla finita. Fallisce. Ecco come è arrivato alla sua vecchia casa. Ecco come ha incontrato nuovamente – e inspiegabilmente – la madre. I due trascorrono insieme una giornata durante la quale il protagonista inizia a riportare in vita ricordi della sua infanzia, di come i suoi genitori di erano conosciuti e dei momenti più importanti che avevano riempito la loro vita fino alla nascita del piccolo Charley.

Mentre si susseguono i racconti di attimi passati insieme, la giornata volge al termine e, ad un certo punto, tutti i vetri della casa in cui si trovano, esplosero ed incominciarono a cingere i due come fossero nell’occhio di un ciclone. Ciò che importa a Charley è solo stare con la madre. “Sto per morire? […] Se muoio starò insieme a te?”

Charley ascolta attentamente la madre che gli parla del tempo e della presunzione dell’uomo che crede “di averne chissà quanto.” L’importanza del tempo è ribadita anche quando il protagonista ammette di non ricordare gran parte della sua storia passata e così ammette “Il passato non bisognerebbe mai lasciarlo scomparire così.”

Il messaggio che Mitch Albom, l’autore, vuole inviare al lettore è chiaro: non dobbiamo trascurare gli affetti e le persone a cui teniamo e che tengono a noi, in particolar modo la famiglia, perché il tempo scorre inesorabilmente e tornare indietro non è possibile. Bisogna godere del proprio tempo e viverlo. La sua scrittura ci trasporta nel terreno privato dei sentimenti e della nostalgia, sottolineando il valore della memoria e del legame che, più forte del tempo, ci unisce a coloro che amiamo.