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Era l’anno dei mondiali, quelli del 2006: Francesco Totti era un ragazzo come noi

Alcune volte per prendere delle decisioni è sufficiente il giusto servizio al TG5 e un amico da cui ti lasci convincere facilmente. È iniziato così il nostro amore per Antonello Venditti, al di là di Notte prima degli esami. Siamo stati alla prima data del tour che replicherà i concerti evento per l’anniversario del mitico album Sotto il segno dei pesci, classe 1978. Quest’ultimo, giustamente, acquistato con un mese di anticipo a Roma – potremmo farlo altrove? – e ascoltato e riascoltato aspettando di veder bollire l’acqua della pasta. Insomma, i nostri compiti li abbiamo fatti.

Sabato 2 marzo. Sono le 21 e noi siamo svaccati sulle gradinate dell’Unipol Arena. Passano dieci minuti e, a luci spente, Antonello fa il suo ingresso. Stessi jeans, stessa giacca, stessi occhiali. Gli unici che cambiano siamo noi. L’attacco è morbido, dolce. Si concede anche un ricordo all’amico Lucio Dalla e una dedica speciale all’amata Bologna, sua casa per quasi tutti gli anni Settanta. Amaro è il ricordo di Lilly di quella generazione, la sua, distrutta dall’eroina. La situazione però si fa davvero seria quando, a palco vuoto, si mette da solo al piano e infila una tripla Compagno di scuola Ci vorrebbe un amico Notte prima degli esami. Brividi, lacrime, grida. Si arrende pure il nostro accendino.

A questo punto la strada è spianata verso il tributo al disco, suonato con la band che lo incise quarantuno anni fa. Vengono eseguite in ordine le tracce di Sotto il segno dei pesci, con la stessa intenzione, genuinità ed emozione che avevano questi artisti quando erano appena usciti dallo studio. Anche dopo tanti anni, sembra sempre appena iniziato il viaggio raccontato in Bomba o non bomba, quel lungo percorso democratico e i suoi tanti ostacoli. E anche senza la comparsa di De Gregori, le tappe di Bologna, Sasso Marconi, Ronco Bilaccio, Firenze ed Orvieto le viviamo ancora con unione e desiderio.

Menzione speciale va, con nostra sorpresa, alla canzone Giulia, la storia di una ragazza lesbica, fortunatamente mai censurata. Indimenticabile l’introduzione al brano nella quale Venditti ci ha narrato di una delusione d’amore dai toni inediti per lui e per tutta l’Italia dell’epoca.

Il femminismo del ’78 non era come quello di oggi: lì erano gli uomini che dovevano inseguire

Già così, dopo due ore di musica e spettacolo, avremmo potuto dirci soddisfatti e felici per quanto visto. È qui che questo grande artista, proprio perché è un grande artista, è in grado di sconvolgerci. Quella che prende vita sul palco è una tempesta perfetta. Abbagliati da Unica, Che fantastica storia è la vita, Amici mai arriviamo ad accogliere il gran finale di questo show in piedi e senza riuscire a stare fermi. Sembra davvero l’epilogo con le ultime note dell’iconica In questo mondo di ladri dopo la quale Antonello, indossando il cappello bianco grida “Bologna, rumba!”. Allora dà la buonanotte e scende dal palco. Ma il pubblico, anche dopo due ore di concerto, non vuole saperne di andare a dormire. Ritornano dunque lui e la band per un ultimo – questa volta davvero – pezzo cantato a squarciagola.

Non avremmo mai potuto immaginare che per musica, emozione, voce e racconti, questo si sarebbe rivelato uno dei più bei concerti mai visti. Antonello Venditti si riconferma quel cantore dell’amore e della gioventù, capace di raccontare storie di vita di molte generazioni italiane. Ritroviamo nelle sue parole un’Italia cambiata ma che, per sogni e sentimenti, resta giovane dalla pelle al cuore. E questo è innegabile, a prescindere dalla sua simpatia in quanto personaggio.

Chapeau, perché quando si è così bravi a fare una cosa, non ci si merita altro. A noi resta il ricordo, la gratitudine e la voglia sempre più grande di avere le sue canzoni come colonna sonora della nostra vita.

Il tour di Sotto il segno dei pesci continuerà per tutta la primavera e l’estate.

Di seguito trovate le date al link:

Le date del tour

Articolo scritto a quattro mani da Michele Danesi e Michele Sabbadini