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Una notte per esserci, anche per chi c’è sempre stato

Vivere in un paese produce costanti, costanti che ti segnano internamente e delineano il tuo intimo per il resto dell’esistenza. Ogni mattina, ogni giorno, il consueto tran tran. Caffè e cornetto al bar, sotto braccio la Gazza e due chiacchiere sulla partita del Bolo con Mario. Poi si comincia: ufficio, cantiere, università sempre col sorriso, sempre con la crescente consapevolezza di quanto questo mondo ti faccia un po’ schifo, ma anche di quanto trascendentalmente sia per te irrinunciabile. Tutto ciò, in fondo, racconta di te. Narra e riproduce la tua personalità, le tue tradizioni, il tuo self-control giornaliero. Ogni volta che cerchi di distaccartene lui prepotentemente torna, come un virus influenzale che, pur vaccinandoti, ogni fottutissimo inverno si presenta e ti tiene a letto per qualche giorno, tra tachipirina, antibiotici e quella grandissima faccia da poker di Barbara d’Urso. Se ti va bene in quella settimana su Iris puoi trovare persino un mai scontato “com’è dura l’avventura”…porca puttena!

Noi tutti ci lamentiamo di questa banalità d’esistenza, ma non pensiamo mai di quanto in realtà sia per noi abbondantemente fondamentale. Quei volti, quei sogghigni, quelle serate trascorse tra una bionda e una Marlboro rossa, parlando del più e del meno con gli amici di sempre, commentando della nuova conquista del figo del paese, che in un’interminabile hangover si è portato a casa la regina di cuori, le comari, il jack, il cavallo e pure il Re! Vorresti essere lui, vorresti essere gli altri. Tutto ma non te stesso, non te che ogni mattina vivi di caffè, cornetto e Gazza al bar in piazza.

Ma, forse, un po’ si, in questa contraddizione dal sapore vagamente shakespereano dell’essere o non essere bloccato in una realtà che ti sta stretta, ma che in fondo adori dannatamente. Cosa sarebbe la vita senza Mario? Cosa sarebbe la tua vita senza il caffè della Stefi il lunedì mattina o la pizza di Fabio il venerdì sera, prima di partire per una nuova maledettissima avventura con Lorenzo, Andrea e Marco, cercando di svoltarla alla festa del fashion che fanno su a Crespo?

Non è poi così male, dai! Conosco persone fantastiche, sono al centro del Mio mondo: i valori, quelli veri, li ho tutti dentro di me. Il profumo delle spighe di grano ad inizio maggio, i proverbi in dialetto del vecchio Sandro. E poi lei, quella bionda che ogni tanto regala un momento di intima profondità al costante vuoto che rosicchia pian piano l’esistenza di tutti.

Come diceva Freccia, credo che ognuno di noi abbia il suo buco grosso dentro. Ma, come continuava, credo anche che “il rock and roll, qualche amichetta, il calcio, qualche soddisfazione sul lavoro, le stronzate con gli amici ogni tanto questo buco te lo riempiono. Credo che la voglia di scappare da un paese con 10000 abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso e credo che da te non ci scappi neanche se sei Eddy Merkx”. Allora non scappiamo, anzi! Questo 3 luglio uniamoci. Riuniamoci per conoscere noi stessi e tutto il bello che abbiamo da proporre alla Notte Bianca di Bazzano. Questo evento mostra tutto quello di cui vi ho parlato fino adesso, tutto il bene, tutto il puro e l’umano che le bravissime persone di questo paese metteranno a disposizione per una notte ed una sola. Banchetti, food track, negozi aperti, sfilata di intimo (che per i più inguaribili galli cedroni come me, rappresenta un’allettante garanzia per gli occhi) e il sound underground di Radio 1088. Venite a vedere cosa abbiamo da offrirvi: vi giuro che, in ogni caso, quella positiva umanità e forma di riconoscimento di se stessi a fine serata vi rimarranno impressi, come uno di quei ricordi più intimi che ognuno di noi si porta dentro da sempre.

ARTICOLO DI ANTONELLO ANCELLI