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United States of Podcast: problemi e soluzioni per la crescita del mondo audio.

È per caso questo l’anno del podcast? Che direzione prenderà il trend nell’immediato futuro?

Con queste domande a bruciapelo si è aperta la seconda edizione di United States of Podcast, evento dedicato a podcaster amatoriali e professionisti, esperti e giornalisti. Una giornata tenutasi al Santeria Club di Milano lo scorso 21 novembre e organizzata dal leader di settore Audible Italia. Società appartenente al colosso Amazon, Audible ha mosso i suoi primi passi dagli audiolibri per arrivare a inserirsi a piè pari nel mondo podcast con un catalogo di tutto rispetto. Tra gli ospiti anche rappresentanti di Spreaker, StorieLibereFm e ForTune. Obiettivo dell’evento: cercare di comprendere meglio il nuovo e funzionale mondo di fruizione audio, il nuovo modo di informarsi e divertirsi, provando anche a prevedere il suo andazzo nel panorama mediatico italiano. Questioni non da poco a cui hanno cercato di dare risposta ricercatori, giornalisti, addetti ai lavori e podcaster.

Gli argomenti trattati, seppur in sole sei ore, sono stati tanti. Possiamo dividerli in tre macro sezioni.

  1. Trend e formazione: come rendere il podcast visibile a tutti

Il primo a parlare è Giorgio Pedrazzini della Nielsen Company (società leader in misurazione e analisi dati), il quale ci fornisce informazioni dettagliate circa il mondo podcast in Italia: aumentano gli ascoltatori, 12 milioni, quasi 2 milioni in più rispetto al 2018, ma anche la frequenza di ascolto (in particolare quella settimanale) e la sessione media di ascolto, la quale sale a 23 minuti (27 per gli heavy users) contro i 19 minuti dell’anno precedente. Dati importanti che evidenziano un cambiamento di sostanza: il contenuto “mordi e fuggi” a cui siamo abituati nel mondo digitale sta cedendo il passo, grazie al mondo audio, ad un contenuto diverso, più lungo ma allo stesso tempo più funzionale e facilmente fruibile. Nota importante che Jonathan Zenti, head of content per Spreaker e autore di Meat, ci fa notare: la grande crescita della fruizione podcast inizia proprio quando Spotify dichiara ufficialmente la propria svolta verso questo nuovo mezzo, così come era successo anni fa negli USA con l’avvento di ApplePodcast by ITunes.

Continuando nell’esposizione Pedrazzini ci fa presente che gli ascoltatori di podcast fanno largo uso dei social network, individuando la categoria degli heavy users nei giovani tra i 18 e i 24 anni. Un dato significativo che si traduce in una parola fondamentale: community. I podcaster utilizzano i social per diffondere il proprio podcast, gli ascoltatori per scovare e poi diffondere podcast, per contattare podcaster e parlare con altri ascoltatori, creando una vera comunità digitale (testimoni ne sono Match and the City, Daily Cogito, Elettricista Felice). Pablo Trincia, giornalista italiano nonché podcast coach e creative curator per Audible Italia, evidenzia anche come i podcast creino lunghe code dietro di loro, testimoniando come l’effetto dell’on demand, mista all’elemento community, porti a essere contattati da qualcuno che ha ascoltato il podcast anche dopo moltissimo tempo dalla pubblicazione.

Ma come e cosa si ascolta? Ebbene sembra che l’ambiente domestico, per i più adulti, sia il posto preferito per ascoltare podcast, al secondo posto l’auto (la radio tiene bene il timone del drive time). Per i più giovani le occasioni sono invece diversificate: mezzi pubblici, attività sportive, a lavoro, a scuola. I programmi musicali, di attualità e di intrattenimento sono i preferiti, ma anche quelli di formazione hanno buoni numeri, soprattutto tra i giovani. Dato importante è che, nonostante lo scenario sia molto frammentato, i contenuti originali sono più attrattivi rispetto ai podcast di derivazione radiofonica (un dato che cozza fortemente contro l’onnipresenza del podcast de La Zanzara sull’homepage di ApplePodcast).

In ultimo, Pedrazzini ci fornisce il dato più importante per i quesiti posti, mostrandoci che la barriera principale tra i non users rimane la scarsa conoscenza del servizio. In altre parole, la maggior parte di chi non ascolta podcast non lo fa perché non sa che può farlo o, in numero minore, non sa dove trovare i podcast che gli interessano. Un dato allarmante se pensiamo a quanto il digitale sia presente nelle nostre vite. Un problema a cui Carlo Annese di Storytel, altra piattaforma podcast creator, risponde evidenziando la necessità di formare, oltre che podcasters, figure di comunicazione specifiche che già appartengono al mondo podcast e che diffondano il verbo. Una prospettiva che Spreaker e Audible, con rispettivamente la Spreaker Podcast School e l’Audible Accademy, hanno già iniziato a prendere in considerazione.

Da sinistra: Jonathan Zenti, Francesco del Bono, Rossana de Michele e Pablo Trincia
  1. Buio e l’importanza della ricerca

Dell’Audible Accademy è insegnante anche Pablo Trincia, il quale ha portato un significativo contributo alla diffusione del concetto di podcast in Italia. Nel 2017 pubblica, in collaborazione con Repubblica, Veleno, un’inchiesta che nell’arco di sette puntate ricostruisce il caso dei “Diavoli della bassa modenese”. Un opera che fa luce sugli avvenimenti di 20 anni fa legati a bambini sottratti ai genitori, questi ultimi accusati di satanismo e pedofilia. Un podcast seriale che riprende il format di giornalismo investigativo del podcast americano Serial e che lo porta in Italia, creandosi una lunga scia di successo che arriva anche alla pubblicazione di un libro omonimo.

A United States of Podcast Trincia presenta il suo nuovo podcast per Audible Original, Buio, un viaggio nelle vite di persone sopravvissute da situazioni critiche che raccontano il dolore ma anche la forza che ha portato loro a rinascere.

Parlando del suo nuovo lavoro Trincia ci dà la sua idea del concetto di podcast in termini di “fare”, evidenziando come il lavoro di ricerca per entrambe le sue opere sia stato lungo, faticoso e ben mirato verso la direzione che voleva prendere. Con queste parole vuole dirci che fare un podcast è relativamente facile ed economico, fare un podcast che tenda all’eccellenza invece è cosa ben diversa. Trincia ci parla anche dell’importanza della diversificazione delle strutture interne del podcast, diversificazione grazie al quale il contenuto viene esaltato in maniera diversa in base alla situazione che si vuole raccontare. Un aspetto che permette di mettere in risalto il materiale eterogeneo che si ha a disposizione: audio ambientali, suoni, interviste, frasi rubate, narrazione. E in questo diventa fondamentale il lavoro sul suono e la necessità di contestualizzare tutti gli apporti audio, come ci testimonia Luca Micheli, sound designer per Buio (nonché del podcast La piena di Matteo Caccia), sul palco con Trincia.

  1. Radio e podcast

Si è parlato anche dei complicati rapporti tra il mondo della radio tradizionale e il podcast. Erano presenti, tra gli altri, anche Alessandra Scaglioni, direttrice dei programmi per Radio24, e Giulia Nucci, giornalista per RaiRadio3. Gli argomenti trattati meritano sicuramente un articolo specifico di InnerPodcast ed una più larga contestualizzazione. In sostanza, però, la questioni circa le somiglianze e le differenze tra i due mondi audio uniscono da un lato e dividono dall’altro. Da una parte c’è voglia di collaborazione e anche pragmatismo in questo senso (basti pensare che Radio24 ha già lanciato podcast originali). Dall’altra, però, le differenze di format e di obiettivi sembrano ostacoli difficili da superare, soprattutto agli occhi dei podcasters.

Gli ultimi panel sono dedicati alla presentazione di podcast e podcaster, con obiettivo quello di mostrare come la scelta di tematica sia largamente variegata e come personalità legate a mondi differenti, con diverse professionalità o prerogative, siano arrivate a creare un podcast.

Tra i podcaster qui ci sono: Giulia Cavaliere di Romantic Italia a tema musicale; Sofia Viscardi proveniente dal mondo YouTube e ora co-autrice di Venti, podcast a tema adolescenziale, Giulia Cuter co-autrice di Senza Rossetto, podcast a tema femminista; Simone Spoladori direttore editoriale de Gli Ascoltabili, piattaforma podcast creator, e autore del podcast narrativo Demoni Urbani. Altri podcast presentati sul palco trattano di astrofisica, di filosofia e di genitorialità.

Sui tre fronti, dunque, abbiamo esiti diversi. Il podcast sta palesemente crescendo ma ci sono ancora molti limiti e ostacoli da superare. E lo si potrà fare solo grazie ad una educazione al mezzo ai potenziali fruitori e alla formazione di nuove e versatili figure professionali che lo facciano.

La formazione servirà anche a creare bravi podcasters che capiscano il valore della ricerca di contenuti oltre che l’importanza dello stile di narrazione e strutturazione di essi. Il podcast rimane un prodotto relativamente semplice da confezionare ma anche difficile da rendere unico in un panorama che cresce ogni giorno di più. Infine il rapporto tra radio e il podcast sta cercando di evolversi ma per ora sembra che le due anime siano ancora troppo distanti, troppo stantia la prima e ancora nel pieno dello sviluppo la seconda.

Le risposte alle domande iniziali, dunque, sono state parziali, come è giusto che sia in un mercato così mobile. Quello che è certo è la voglia di far scoprire una innovata forma di tradizione orale che unisca le persone attorno ad un fuoco virtuale per raccontare ed ascoltare storie.

 

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