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di Lorenzo Orsini

Il coronavirus ha monopolizzato le nostre vite. Tutto nel globo gira intorno alla pandemia di Covid-19, che da circa un mese ha piegato le nostre vite a nuove abitudini. Stare a casa, attività al chiuso; sport sospesi, niente Serie A o Gran Premio in tv. Ci siamo abituati rapidamente ai nuovi ritmi dettati dalla nostra nuova quotidianità: ormai ci stiamo calando in quella che è a tutti gli effetti una nuova normalità. Eppure, per quanto al mondo ormai circa 4 miliardi di esseri umani siano confinati in casa, non per tutti il coronavirus è diventato monopolio d’argomenti, di informazione, di vita.

«Bisogna ammazzare il virus con la vodka, bere 40-50 millilitri al giorno – ma non al lavoro – e fare due, tre volte alla settimana la sauna». Queste raccomandazioni le dà Aleksandr Lukashenko, presidente della Bielorussia. Ebbene sì: un capo di stato consiglia un bel bicchierino come antidoto supremo al virus che sta mettendo in ginocchio il mondo intero. Di conseguenza – è facile immaginarlo – in Bielorussia tutto resta aperto, dai negozi al campionato di calcio e le sue tribune gremite. In un’altra nazione, distante ma non troppo dalla Bielorussia, la parola coronavirus è da circa due settimane vietata. Nei depliant distribuiti nella capitale Asgabat, che informano su un generico rischio sanitario, il nome del famigerato virus è sostituito costantemente dalla variante ‘infezione respiratoria’. Siamo in Turkmenistan, repubblica presidenziale ex satellite URSS: un modo elegante per dire dittatura monopartitica totalitaria. Qui il virus non è ignorato, bensì trasformato in un tabu. I viaggi da e verso la repubblica turkmena sono vietati; però è vietato anche mettere le mascherine. E questo non è un eufemismo: se colti ad indossare una mascherina per proteggersi dal contagio, i cittadini turkmeni rischiano l’arresto. E se si sta male, il rimedio primario non è il ricovero o l’intubazione, bensì bruciare cespugli di acacia erioloba (i rimedi naturali vengono ritenuti più efficaci). E a voler andare avanti, ma spostandosi in un continente diverso, in Nicaragua abbiamo un governo praticamente inesistente: il presidente Daniel Ortega non si vede (e sente) da circa venti giorni. Tuttavia, da Managua arrivano comunque gli ordini di impedire la realizzazione di un centro medico per prevenire l’emergenza data da potenziali pazienti infetti da Covid-19.

Aleksandr Lukashenko

Da quest’orchestra scanzonata la musica suona quasi coordinata. Una domanda sorge spontanea: davvero in queste nazioni si può bypassare il problema coronavirus? Non servono troppi preamboli per arrivare ad un secco ‘no’ come risposta. Arrivano dei moniti, grida d’aiuto dal personale sanitario di quelle terre dove il coronavirus è ignorato: numerose ma soffocate, si affollano nelle redazioni dei giornali occidentali e nei network europei e americani (dove in realtà la situazione è stata affatto diversa nelle prime settimane di contagio). Ancora una volta siamo davanti al paradosso del mondo che costretto a fermarsi non può arrestarsi in alcun modo. E dove non vince il buon senso vincono le soluzioni alternative. Arrancate e grottesche, ma comunque soluzioni: ignorare non è forse una delle possibilità che l’affrontare qualcosa ci pone davanti? Così ai lamenti dei medici bielorussi il governo centrale risponde con nervosismo: tutta disinformazione. Alle proposte di monsignor Alvarez di Matagalpa il governo centrale nicaraguense risponde con la repressione di ogni attività assistenziale. Alla minaccia imminente dei circostanti paesi infetti il Turkmenistan risponde con l’isolamento, ma vietando ogni forma di preoccupazione. Pur declinato in lingue e accenti diversi, il ritornello non cambia: la macchina statale non può fermarsi.

Non è forse quello che aspettiamo tutti, ripartire? Così come noi aspettiamo una riapertura, in qualche angolo del mondo il problema non vogliono arrivare nemmeno a porselo. L’incoscienza del menefreghismo mieterà vittime e riempirà gli ospedali, e non è un caso che tutto avvenga in nazioni che tutto possono definirsi fuorché democratiche. Quanto può reggere il gioco dei vari governi? Lukashenko sorride, ed è al terzo bicchierino di vodka, salvo da ogni contagio. Ortega chissà, sarà in spiaggia da venti giorni. Berdimuhamedow non può accettare che un po’ di tosse possa intaccare il potere dell’unico partito turkmeno.

Controllo della temperatura a tifosi bielorussi fuori dallo stadio senza mascherina