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6 agosto 2019.
La “democrazia” delle ruspe invade Bologna, la città dipinta di un rosso oggi un po’ sbiadito, forse a causa del sole d’agosto e del clima rovente della politica nazionale. Il braccio meccanico abbatte il muro dell’Ex Mercato Ortofrutticolo, sede dello storico centro sociale Xm24. Proprio su quel muro, pochi anni fa, lo street artist Blu aveva raffigurato, nell’opera Occupy Mordor, la lotta della città a difesa dello spazio occupato. L’opera era volta a rappresentare il conflitto per la conquista dell’“anello del potere”, combattuta tra due schieramenti: quello istituzionale da una parte e quello suburbano dall’altra, quello di chi viveva la città pur essendone considerato agli argini (perché migrante o fuori sede).

Oggi, pochi anni dopo la cancellazione del murales ad opera dello stesso Blu (celebre protesta contro la mostra del Genus Bononiae), tocca chiedersi cosa sia rimasto di quella lotta. Risposta facile: lo schieramento degli istituzionalizzati ha sicuramente messo le mani sull’anello del potere e spodestato i suoi antagonisti da una delle sue sedi storiche.

xm24, murales dell'artista Blu

Esattamente due anni dopo gli sgomberi di Crash e Labas, la città di Bologna estirpa un’altra grande realtà sociale. Proprio quella Bologna dall’animo sui generis nelle cui arterie convivevano, a pochi metri di distanza tra loro, sedi di poteri antitetici ed antagonisti: da un lato, la sede del Palazzo Comunale, centro della vita amministrativa e burocratica della città; dall’altro la sede di Xm24, uno degli ultimi baluardi della stagione di politiche di resistenza che hanno caratterizzato la storia degli ultimi 30 anni.

Segnali che la vita sociale della città è cambiata radicalmente. Nei contesti giovanili bolognesi, principalmente in quelli studenteschi, se c’è un mantra che viene spesso ripetuto è proprio quello della “Bologna che cambia”, “Bologna non è più la stessa di prima…”. Se questo è vero, l’evento di oggi è destinato sicuramente a chiudere un capitolo importante di questa città, mettendo a tacere uno degli ultimi luoghi simbolo di una stagione politica caratterizzata dalla riqualificazione degli spazi abbandonati, dove porre in essere interventi sociali e multiculturali di integrazione e politica attiva.

xm24, saracinesca di ingresso

Riqualificazione, quindi, era uno dei principi sotto il quale spazi pubblici e privati venivano occupati per essere sottratti al degrado (architettonico) ed essere riproposti alla comunità sotto una nuova veste, all’insegna dell’integrazione. Oggi le ruspe si muovono sotto un’altra interpretazione di riqualificazione, intesa non più come una fruizione accessibile alla comunità ma come processo di gentrificazione. Con questo termine si suole indicare il fenomeno di trasformazione di un quartiere popolare in uno abitativo di pregio. Tale fenomeno incide radicalmente sulla geografia sociale del territorio in cui opera. Le periferie, centro di multiculturalismo e di tolleranza, diventano spazi urbani di pregio e ricercati.

Questo, in un contesto di più ampio respiro, è quello che significa lo sgombero di Xm24 oggi così come quello di altri centri sociali: la perdita di un posto dove poter esercitare politiche di integrazione e di socialità dirette, provenienti dal basso in favore della costruzione di opere appannaggio di pochi.

A nulla è servita la manifestazione dello scorso 29 giugno, nella quale gli attivisti, o anche chi semplicemente amava vivere quello spazio, hanno sfilato in difesa dell’Xm24. Da qui occorrerà ripartire per fare in modo che la politica degli sgomberi non predomini una città che ha sempre vissuto con passione una politica di integrazione e di tolleranza, per arginare quel “nulla” generato dalle ruspe, per ridare all’attivismo politico una passione nobile e non viscerale. Per questi motivi la resistenza degli spazi urbani occupati e vissuti dalla collettività diventa stringente e necessaria.

xm24, interno dello stabile con graffiti e manichini

 

 

ARTICOLO DI FRANCESCO BOCCIA